AREE DI RIABILITAZIONE

L’ansia è un’emozione normale, che prova ogni soggetto sano.

Ha la funzione di segnalare situazioni di pericolo o spiacevoli, permettendoci così di affrontarle ricorrendo alle risorse mentali e fisiche più adeguate.

L’ansia, inoltre, produce un aumento dello stato di vigilanza, utile quando si devono affrontare situazioni impegnative (es. ad un colloquio di lavoro non daremmo il meglio di noi stessi se fossimo completamente rilassati). Entro certi livelli, dunque, l’ansia è necessaria a ciascuno di noi; quando si è troppo ansiosi, però, l’ansia può diventare eccessiva e difficile da controllare e gestire, in questo caso diminuisce la capacità di pensare lucidamente e di risolvere i problemi.

Rispetto alle preoccupazioni normali, quelle che caratterizzano un disturbo legato all’ansia risultano:

  • più numerose, frequenti, durature, intense, invasive e pervasive;
  • di rapida successione (ad una ne segue subito, o quasi, un’altra);
  • accompagnate da emozioni di ansia intensa;
  • relative ad eventi futuri improbabili;
  • scollegate da fattori precipitanti;
  • accompagnate da sintomi fisici;
  • difficili da controllare e da rimandare ad altri momenti.

Che cos’è il disturbo d’ansia generalizzato

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità soffre di disturbo d’ansia generalizzato il 5% della popolazione mondiale, soprattutto donne. Solo un terzo di chi ne soffre, tuttavia, si rivolge ad uno specialista della salute mentale, in quanto i sintomi fisici dell’ansia spesso portano i pazienti a rivolgersi ad altre figure professionali (es. medico di base, internista, cardiologo, pneumologo, gastroenterologo).

Il disturbo d’ansia generalizzato è un disturbo d’ansia caratterizzato da uno stato di preoccupazione per diversi eventi, che risulta eccessivo in intensità, durata o frequenza rispetto all’impatto o alla probabilità reali degli eventi temuti dal soggetto. Tale stato, inoltre, non risulta associato a specifiche circostanze, è difficile da controllare per chi lo sperimenta ed è presente nel soggetto per la maggior parte del tempo per almeno sei mesi.

Le preoccupazioni eccessive sono accompagnate da almeno tre dei seguenti sintomi:

  • irrequietezza;
  • facile affaticabilità;
  • difficoltà a concentrarsi o vuoti di memoria;
  • irritabilità;
  • sonno disturbato;
  • tensione muscolare.

Molte persone che soffrono di questo disturbo presentano, inoltre, sintomi somatici come bocca asciutta, mani appiccicose, sudorazione, brividi dl freddo, nausea, diarrea, difficoltà a deglutire e nodo alla gola.

Tipicamente il disturbo d’ansia generalizzato ha un andamento cronico, per cui le persone che ne soffrono tendono a considerare lo stato ansioso che solitamente sperimentano come una caratteristica della loro personalità, piuttosto che un disturbo vero e proprio. In alcuni casi, tuttavia, il disturbo si presenta in maniera discontinua nel corso della vita, in particolare nei periodi di forte stress.

Chi ha un disturbo d’ansia generalizzato ha difficoltà ad impedire che le preoccupazioni interferiscano con l’attenzione verso le attività che sta svolgendo; ciò comporta una compromissione del funzionamento lavorativo (es. rallentamento nello svolgimento dei compiti) e sociale (es. tensioni causate dalle frequenti richieste di rassicurazioni) di queste persone.

La presenza di eccessive preoccupazioni e la difficoltà a gestirle possono produrre, inoltre, una diminuzione del senso di efficacia personale e della stima di sé, che spesso conducono ad una depressione secondaria.

Altra frequente conseguenza del disturbo d’ansia generalizzato è l’abuso di sostanze psicoattive (es. farmaci, droghe), a cui la persona può ricorrere come tentativo disperato di gestire il disturbo stesso o la depressione che ad esso può seguire.

I criteri diagnostici più utilizzati sono quelli che si riferiscono al Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM) redatto dall’American Psychiatric Association e giunto alla sua quinta edizione (DSM-5) (American Psychiatric Association – APA, 2013).

Secondo il DSM-5 per fare diagnosi di depressione il paziente deve presentare almeno 5 o più sintomi, tratti da un determinato elenco, per un periodo di almeno due settimane (Criterio A di diagnosi). Nei cinque o più sintomi devono inoltre comparire “umore depresso” o “perdita di interesse o piacere”.

I sintomi elencati nel DSM-5 comprendono:

  • Umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno
  • Marcata diminuzione di interesse o piacere (anedonia) per tutte, o quasi tutte le attività, per la maggior parte del giorno
  • Perdita di peso significativa in assenza di diete o aumento di peso (ad esempio può essere significativa una variazione del peso corporeo superiore al 5% nell’arco di un mese), o riduzione/aumento dell’appetito quasi ogni giorno
  • Insonnia o ipersonnia quasi ogni giorno
  • Agitazione o rallentamento psicomotorio quasi ogni giorno
  • Fatigue o mancanza di energia quasi ogni giorno
  • Perdita di energia
  • Sentimenti di autosvalutazione o di colpa eccessivi o inappropriati quasi ogni giorno
  • Ridotta capacità di pensare o concentrarsi, o indecisione quasi ogni giorno
  • Pensiero ricorrente di morte (non solo paura di morire), ricorrente ideazione suicidaria senza un piano specifico, oppure tentato suicido o piano specifico per suicidarsi.

Gli altri due criteri che devono essere soddisfatti per porre diagnosi di depressione in base al DSM-5 sono:

  • Criterio B: i sintomi devono causare disagio o compromissione clinicamente significative in ambito sociale, occupazionale o in altro ambito funzionale importante
  • Criterio C: l’episodio depressivo maggiore non deve essere attribuibile all’uso di particolari sostanze o ad altra condizione patologica

Nel paziente con depressione, la diagnosi differenziale viene fatta rispetto a (American Psychiatric Association – APA, 2013):

  • Episodio maniacale con umore irritabile o episodio maniacale misto
  • Disturbo dell’umore dovuto ad altra malattia (ad esempio sclerosi ultipla, ictus, iportiroidismo)
  • Depressione o disturbo bipolare indotto da sostanze
  • ADHD (disturbo da deficit di attenzione e iperattività)
  • Disturbo dell’adattamento con umore depresso
  • Tristezza

Una forma particolare di depressione è la depressione post partum. Questo tipo di depressione colpisce l’8-12% delle neomamme e si manifesta generalmente fra la sesta e la dodicesima settimana dopo il parto. La depressione post partum interferisce con la capacità della mamma di prendersi cura del bambino sia da un punto di vista pratico che affettivo.

I disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono complessi disagi di tipo mentale che portano a vivere in modo ossessivo tutto quello che riguarda il cibo, la propria immagine corporea e il peso.

Sono, quindi, patologie che hanno alla base un’alterazione delle abitudini alimentari.

Da quanto detto sino ad ora, risulta chiaro che i DCA possono compromettere seriamente tutti gli apparati del corpo umano, da quello gastrointestinale, cardiovascolare, endocrino, scheletrico e il sistema nervoso centrale. Nei casi più gravi possono portare alla morte.

E’ indispensabile una presa in carico precoce.

L’anoressia nervosa è un disturbo del comportamento alimentare ed è caratterizzata dal rifiuto del cibo da parte della persona, accompagnato dal terrore di ingrassare. I comportamenti più tipici sono: il digiuno, un controllo eccessivo del peso, del cibo e delle calorie ingerite, l’assunzione impropria di lassativi, un estenuante esercizio fisico al fine di contrastare l’aumento di peso. Vi è alla base la distorsione della propria immagine corporea.

La bulimia nervosa , porta, invece, ad assumere eccessive quantità di cibo accompagnata dalla ricerca di metodi e soluzioni per contrastare l’aumento di peso, per esempio: abuso di lassativi, vomito autoindotto, esercizio fisico estenuante, digiuno.

Il disturbo da alimentazione incontrollata (BED) è caratterizzato da abbuffate, ovvero dall’assunzione di elevate quantità di cibo associata ad un senso di perdita di controllo sull’atto del mangiare. A differenza della bulimia, non è accompagnato da metodi di compenso come il vomito autoindotto.

La definizione di disturbo di personalità compare per la prima volta nel DSM-IV, sebbene i disturbi di personalità siano stati descritti in un asse specifico (II asse) nel DSM III.

Un disturbo di personalità è definito come un modello abituale di esperienza o comportamento che si discosta notevolmente dalla cultura a cui l’individuo appartiene e si manifesta in almeno due delle seguenti aree: esperienza cognitiva, affettiva, funzionamento interpersonale e controllo degli impulsi (area comportamentale).

Il concetto di “disturbo” sembra ormai superato: esso, come la personalità detta “normale”, si forma dai primi anni di vita fino all’età adulta, è quindi ad un tipo o a un modello di personalità a cui bisogna riferirsi, ad es. “tipo di personalità istrionica” o “modello di personalità istrionica”. Questo perché non si tratta di una personalità “normale” che ad un certo punto diventa “disturbata”, ma una personalità che a seguito di diversi fattori (ambientali, biologici, traumatici, ecc.) può assumere schemi e modelli disadattivi. Molti specialisti tendono a parlare appunto di tipologia o tratti di personalità, riferendosi ai vari disturbi o cluster.

Il pattern deve presentarsi in un’ampia gamma di situazioni sociali e comportare una condizione di disagio, personale, sociale e lavorativo, clinicamente significativa, anche se questo non è sempre riconosciuto dal paziente, il quale manca di insight, ossia non si rende conto del proprio impatto sugli altri (essendo il disturbo di personalità egosintonico) e non tende a cercare aiuto. Il paziente spesso viene quindi spinto da altre persone o dal disagio causato da patologie in comorbilità (ansia, isolamento sociale e depressione, disturbi ossessivo-compulsivi, schizofrenia e psicosi in casi gravi) a rivolgersi ad uno specialista, e solo in seguito può manifestare, quindi, un certo grado di consapevolezza della propria personalità disturbata e volontà di curarsi.

l disturbo bipolare è un disturbo dell’umore caratterizzato da alterazioni cicliche dell’umore, talora intervallate da periodi asintomatici.

In altri termini, nelle forme più tipiche del disturbo bipolare, fasi depressive si alternano a periodi connotati da esaltazione dell’umore (mania), episodi di opposta polarità (da cui il termine di “disturbo bipolare”) che possono essere o meno intervallati da periodi di umore normale (“eutimia” o “umore in asse”).

Episodio maniacale:

  1. A) un periodo definito di umore anormalmente e persistentemente elevato, espansivo, o irritabile, della durata di almeno una settimana (o di qualsiasi durata se necessaria l’o-spedalizzazione).
    B) Durante il periodo di alterazione dell’umore, tre (o più) dei seguenti sintomi sono stati persistenti e presenti a un livello significativo (quattro se l’umore è solo irritabi- le):
  2. autostima ipertrofica o grandiosità;
  3. diminuito bisogno di sonno (per esempio, si sente riposato dopo solo tre ore di sonno);
  4. maggiore loquacità del solito, oppure spinta continua a parlare;
  5. fuga delle idee o esperienza soggettiva che i pensieri si succedano rapidamente;
  6. distraibilità (cioè, l’attenzione è troppo facilmente deviata da stimoli esterni non importanti o non pertinenti);
  7. aumento dell’attività finalizzata (sociale, lavorativa, scolastica o sessuale), oppure agitazione psicomotoria;
  8. eccessivo coinvolgimento in attività ludiche che hanno un alto potenziale di conseguenze dannose ( per esempio, eccesso nel comprare, comportamento sessuale sconveniente, investi- menti in affari avventati).

Episodio depressivo:

Almeno cinque dei seguenti sintomi sono stati presenti per almeno due settimane e rappresentano un cambiamento rispetto al precedente livello di funzionamento; almeno uno dei sintomi è costituito da:

  1. umore depresso perdita di interesse o piacere.
  2. umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno, come riportato dal soggetto (per es., si sente triste o vuoto) o come osservato dagli altri (per es., appare lamentoso).
  3. marcata diminuzione di interesse o piacere per tutte o quasi tutte le attività per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno.
  4. significativa perdita di peso, senza essere a dieta, o aumento di peso (per es., un cambiamento superiore del 5% del peso corporeo in un mese), oppure diminuzione o aumento dell’appetito quasi ogni giorno.
  5. insonnia o ipersonnia quasi ogni giorno.
  6. agitazione o rallentamento psico- motorio quasi ogni (osservabile dagli altri non semplicemente sentimenti soggettivi di.essere irrequieto o rallentato)
  7. faticabilità o mancanza di energia quasi ogni giorno.
  8. sentimenti di autosvalutazione o di colpa eccessivi o inappropriati (che possono essere deliranti) quasi ogni giorno (non semplicemente autoaccusa o sentimenti di colpa per essere ammalato).
  9. ridotta capacità di pensare o di concentrarsi, o indecisione, quasi ogni giorno (come impressione soggettiva o osservata dagli altri).
  10. pensieri ricorrenti di morte (non solo paura di morire), ricorrente ideazione suicidaria senza un piano specifico, o un tentativo di suicidio, o l’ideazione di un piano specifico per commettere suicidio.

La durata degli episodi maniacali o depressivi varia da poche settimane ad alcuni mesi, ma la loro frequenza è variabile; i periodi di eutimia possono durare anni.

Ogni soggetto presenta un suo “ciclo” che comprende fasi depressive, maniacali e “normali”. Si considera rapido un ciclo che si ripresenta almeno quattro volte l’anno. Talvolta l’umore ha variabilità quotidiana, il che rende la vita estremamente difficile.

Si calcola che questo disturbo è presente nell’1% della popolazione; più frequente nelle donne. Mediamente, l’età di insorgenza è successiva ai trent’anni ma possono verificarsi esordi precoci.

Con il termine ciclotimia, come si diceva più sopra, ci si riferisce ugualmente a un alternarsi di fasi depressive e ipomaniacali, però mai così gravi e debilitanti da richiedere un ricovero ospedaliero o da compromettere totalmente l’attività sociale e lavorativa dell’individuo.

Generalmente i periodi di umore alterato durano alcuni mesi, intervallati da periodi di umore normale (eutimia, periodi o fasi eutimiche) della durata di vari mesi o anni. Mediamente la frequenza è di quattro episodi di alterazione in dieci anni, ma sono possibili anche cicli più rapidi. Si parla di “disturbo bipolare a cicli rapidi” se la frequenza arriva a quattro o più episodi all’anno.
Questa è la forma più tipica e comune di disturbo bipolare, il cosiddetto “disturbo bipolare tipo I”; ma esistono anche forme più sfumate, il “disturbo bipolare tipo II” e il “disturbo ciclotimico di personalità” o “ciclotimia”. Nel disturbo bipolare tipo II gli episodi maniacali sono meno intensi che nel tipo I (episodi “ipomaniacali”), e nella ciclotimia tutti gli episodi, anche quelli depressivi, sono meno intensi e con una ciclicità meno netta, sicché l’individuo passa in modo graduale fra periodi di umore alto e basso senza chiare soluzioni di continuo. Nella ciclotimia le eventuali fasi di umore normale non durano mai più di due mesi. Vi sono pure individui che, al di fuori di occasionali periodi depressivi, passano tutta la vita o quasi in umore ipomaniacale, al punto che loro stessi e chi li circonda arrivano a considerare normale quello stato.

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Gli attacchi di panico sono episodi di improvvisa ed intensa paura o di una rapida escalation dell’ansia normalmente presente.

Sono accompagnati da sintomi somatici e cognitivi, quali palpitazioni, sudorazione improvvisa, tremore, sensazione di soffocamento, dolore al petto, nausea, vertigini, paura di morire o di impazzire, brividi o vampate di calore.

L’attacco di panico ha un inizio improvviso, raggiunge rapidamente l’apice (di solito entro 10 minuti o meno) e dura circa 20 minuti (ma a volte molto meno o di più).

I sintomi degli attacchi di panico tipici sono:

  • Palpitazioni/tachicardia (battiti irregolari, pesanti, agitazione nel petto, sentirsi il battito in gola)
  • Paura di perdere il controllo o di impazzire (ad esempio, la paura di fare qualcosa di imbarazzante in pubblico o la paura di scappare quando colpisce il panico o di perdere la calma)
  • Sensazioni di sbandamento, instabilità (capogiri e vertigini)
  • Tremori fini o a grandi scosse
  • Sudorazione
  • Sensazione di soffocamento
  • Dolore o fastidio al petto
  • Sensazioni di derealizzazione (percezione del mondo esterno come strano e irreale, sensazioni di stordimento e distacco) e depersonalizzazione (alterata percezione di sé caratterizzata da sensazione di distacco o estraneità dai propri processi di pensiero o dal corpo)
  • Brividi
  • Vampate di calore
  • Parestesie (sensazioni di intorpidimento o formicolio)
  • Nausea o disturbi addominali
  • Sensazione di asfissia (stretta o nodo alla gola)

Non tutti i sintomi sono necessari perché si tratti di un attacco di panico. Vi sono molti attacchi caratterizzati solo o in particolare da alcuni di questi sintomi. La frequenza e la gravità dei sintomi degli attacchi di panicovaria ampiamente nel corso del tempo e delle circostanze. Ad esempio, alcuni individui presentano attacchi moderatamente frequenti (per es., una volta a settimana), che si manifestano regolarmente per mesi. Altri riferiscono brevi serie di attacchi più frequenti, magari con sintomi dell’attacco di panico meno intensi (per es., quotidianamente per una settimana), intervallate da settimane o mesi senza attacchi o con attacchi meno frequenti (per es., due ogni mese) per molti anni.
Chi ha provato gli attacchi di panico li descrive come un’esperienza terribile, spesso improvvisa ed inaspettata, almeno la prima volta. E’ ovvio che la paura di un nuovo attacco diventa immediatamente forte e dominante.Il singolo episodio, quindi, sfocia facilmente in un vero e proprio disturbo di panico, più per “paura della paura” che altro. La persona si trova rapidamente invischiata in un tremendo circolo vizioso che spesso si porta dietro la cosiddetta “agorafobia“, ovvero l’ansia relativa all’essere in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi.
L’evitamento di tutte le situazioni potenzialmente ansiogene diviene la modalità prevalente ed il paziente diviene schiavo dei suoi attacchi di panico, costringendo spesso tutti i familiari ad adattarsi di conseguenza.

Vi sono anche i cosiddetti attacchi paucisintomatici, molto comuni negli individui con Disturbo di Panico, che sono degli attacchi in cui si manifestano soltanto una parte dei sintomi del panico, senza esplodere in un vero attacco. La maggior parte degli individui con sintomi di attacco di panico paucisintomatico, tuttavia, hanno avuto attacchi di panico completi, con tutti i sintomi classici, in qualche momento nel corso del disturbo.

Durante un attacco di panico, pensieri catastrofici automatici e incontrollati riempiono la mente della persona, che ha quindi difficoltà a pensare chiaramente e teme che tali sintomi siano veramente pericolosi. Alcuni temono che gli attacchi indichino la presenza di una malattia non diagnosticata, pericolosa per la vita (per es., cardiopatia, epilessia). Nonostante i ripetuti esami medici e la rassicurazione, possono rimanere impauriti e convinti di essere fisicamente vulnerabili.

Caratteristiche essenziali del disturbo sono pensieri, immagini o impulsi ricorrenti che creano allarme o paura e che costringono la persona a mettere in atto comportamenti ripetitivi o azioni mentali.

Come il nome stesso lascia intendere, il DOC è quindi caratterizzato da ossessioni e compulsioni. Almeno l’80% dei pazienti con DOC ha sia ossessioni che compulsioni, meno del 20% ha solo ossessioni o solo compulsioni.

Le ossessioni sono pensieri, immagini o impulsi che si presentano più e più volte e sono al di fuori del controllo di chi li sperimenta.

Tali idee sono sentite come disturbanti e intrusive, e, almeno quando le persone non sono assalite dall’ansia, sono giudicate come infondate ed insensate. Le persone con DOC possono preoccuparsi eccessivamente dello sporco e dei germi o essere ossessionate dall’idea di potersi contaminare o poter contaminare gli altri. Possono essere terrorizzate dalla paura di avere inavvertitamente fatto del male a qualcuno (magari mentre facevano manovra con l’auto per uscire da un parcheggio), di poter perdere il controllo di sé e diventare aggressive in certe situazioni, di aver contratto malattie infettive o di essere omosessuali, anche se di solito riconoscono che tutto ciò non è realistico. Le ossessioni sono accompagnate da emozioni sgradevoli, come paura, disgusto, disagio, dubbi, o dalla sensazione di non aver fatto le cose nel “modo giusto”, e gli innumerevoli sforzi per contrastarle non hanno successo, se non momentaneo.

Le ossessioni differiscono dalle preoccupazioni per il fatto che queste ultime sono relative ad eventi negativi, legati a problematiche di vita quotidiana, che potete temere che accadano. Per esempio, potete essere preoccupati di fallire un esame, della vostra condizione economica, della salute, o delle vostre relazioni interpersonali. Al contrario delle ossessioni, le preoccupazioni non sembrano eccessive e prive di una base razionale, ma si riferiscono a rischi reali, che tutti riconoscono come tali.

Le compulsioni vengono anche definite rituali o cerimoniali.

Sono comportamenti ripetitivi (lavarsi le mani, riordinare, controllare) o azioni mentali (contare, pregare, ripetere formule mentalmente) messi in atto per ridurre il senso di disagio e l’ansia provocati dai pensieri e dagli impulsi tipici delle ossessioni; costituiscono, cioè, un tentativo di elusione del disagio, un mezzo per cercare di conseguire un controllo sulla propria ansia. Le persone con un’ossessione che riguarda la contaminazione possono lavarsi costantemente le mani fino a provocarsi delle escoriazioni. Una persona può ripetutamente controllare di aver chiuso il gas per la paura ossessiva di far scoppiare la casa, un’altra può contare oggetti più e più volte per l’ossessione di averli perduti. In generale tutte le compulsioni che includono la pulizia, il lavaggio, il controllo, l’ordine, il conteggio, la ripetizione ed il collezionare si trasformano in rigide regole di comportamento e sono spesso bizzarre e francamente eccessive. Le compulsioni assumono spesso un carattere talmente abituale e ripetitivo che vengono attuate, a scopo preventivo, anche in assenza di ossessioni. Diventano azioni studiate e prestabilite, eseguite con cura meticolosa, che non possono in alcun modo essere interrotte o modificate nella loro sequenza.

 

A differenza di altri disturbi psicologici, sostanzialmente omogenei, nella pratica clinica si possono distinguere con relativa chiarezza sette tipologie di disturbo ossessivo-compulsivo, talvolta presenti in concomitanza.

Nonostante i tentativi di creare delle sotto-categorie, tuttavia, le ossessioni e le compulsioni possono essere le più svariate ed è quindi probabile che non riusciate a riconoscervi completamente in nessuna delle tipologie elencate, pur soffrendo di DOC.

Nella pratica clinica distinguiamo comunque:

Disturbi da contaminazione – Si tratta di ossessioni e compulsioni connesse a improbabili (o irrealistici) contagi o contaminazioni. Le persone che ne soffrono sono tormentate dall’insistente fissazione che loro stessi, o qualcuno dei loro familiari, possa ammalarsi entrando in contatto con qualche invisibile germe o sostanza tossica. Sostanze “contaminanti” diventano spesso non solo lo sporco oggettivo, ma anche urine, feci, sangue e siringhe, carne cruda, persone malate, genitali, sudore, e persino saponi, solventi e detersivi, contenenti sostanze chimiche potenzialmente “dannose”. La contaminazione temuta può essere anche relativa a “sporco” di natura sociale (il tossicodipendente, il barbone, l’anziano, ecc.) o metafisica (il male, il diavolo, ecc.). In alcuni casi non vi è il timore di malattia, ma soltanto un forte senso di disgusto nell’entrare in contatto con certe sostanze. In ogni caso, bagni pubblici, cassonetti dell’immondizia, giardini, autobus o cabine telefoniche vengono accuratamente evitati, così come qualunque luogo che possa essere “infetto”. Se la persona entra in contatto con uno degli agenti “contaminanti”, mette in atto una serie di rituali di lavaggio, pulizia, sterilizzazione o disinfezione volti a neutralizzare l’azione dei germi e a tranquillizzarsi rispetto alla possibilità di contagio o a liberarsi dalla sensazione di disgusto. Tali rituali, fra cui i più comuni sono certamente il lavaggio ripetuto e particolareggiato delle mani e del corpo, dei vestiti, dei cibi e di altri oggetti personali, coinvolgono spesso i familiari, che sono “costretti” dal paziente ad evitare luoghi “contaminati” e a lavarsi più del necessario.

Disturbi da controllo – Si tratta di ossessioni e compulsioni implicanti controlli protratti e ripetuti senza necessità, volti a riparare o prevenire gravi disgrazie o incidenti. Le persone che ne soffrono tendono a controllare e ricontrollare sia per tranquillizzarsi riguardo al dubbio ossessivo di aver fatto qualcosa di male e non ricordarlo, sia a scopo preventivo, per essere sicuri di aver fatto il possibile per prevenire qualunque possibile catastrofe. Controllano così di aver chiuso le porte e le finestre di casa, le portiere della macchina, il rubinetto del gas e dell’acqua, la saracinesca del garage o l’armadietto dei medicinali; di aver spento fornelli elettrici o altri elettrodomestici, le luci in ogni stanza di casa o i fari della macchina; di aver contato bene i soldi; di aver compilato correttamente un modulo o un registro contabile; di non aver perso cose personali lasciandole cadere; di non aver investito involontariamente qualcuno con la macchina; di non avere tracce di sangue addosso. Il controllo compulsivo è quindi finalizzato a tranquillizzarsi riguardo al costante dubbio di non aver fatto tutto il necessario per prevenire eventuali disgrazie o al dubbio di aver danneggiato qualcosa o qualcuno inavvertitamente senza essersene accorti. Anche questo tipo di rituali coinvolge spesso i familiari che sono oggetto di continue richieste di rassicurazione ed ai quali viene talvolta chiesto di effettuare controlli al posto della persona stessa.

Ossessioni pure – Si tratta di pensieri o, più spesso, immagini relative a scene in cui la persona attua comportamenti indesiderati e inaccettabili, privi di senso, pericolosi o socialmente sconvenienti (aggredire qualcuno, avere rapporti omosessuali o pedofilici, tradire il partner, bestemmiare, compiere azioni blasfeme, offendere persone care, ecc.). Queste persone non hanno né rituali mentali né compulsioni, ma soltanto pensieri ossessivi. Quello che mette ansia non è tanto la natura del pensiero stesso, quanto il fatto che la sua presenza venga presa dal soggetto come segno di essere realmente un omosessuale, un pedofilo, un perverso, un blasfemo o un aggressivo. E’ il caso della persona che ha improvvisamente una fantasia sessuale alla vista di una persona dello stesso sesso, magari accompagnata da una effettiva eccitazione, e che interpreta il fatto che tale immagine si presenti nella sua mente come una possibile omosessualità latente. Il disturbo ossessivo puro è quindi caratterizzato dalla preoccupazione costante riguardo all’avverarsi di certi eventi alquanto improbabili, ma intollerabili per il soggetto, spesso seguita da un dialogo interno volto alla rassicurazione. In pratica la persona con timore di poter essere omosessuale, alla vista di una persona dello stesso sesso, sviluppa pensieri intrusivi positivi o fantasie sessuali che alimentano il suo timore. Inizia quindi a parlare con sé stessa per dimostrarsi che ciò non può essere vero ed a ricercarne le prove nel passato e nel presente, tormentandosi all’infinito alla ricerca della garanzia che tale sospetto sia infondato.

Superstizione eccessiva – Si tratta di un pensiero superstizioso portato all’eccesso. Chi ne soffre ritiene che il fatto di fare o non fare determinate cose, di pronunciare o non pronunciare alcune parole, di vedere o non vedere certe cose (es. carri funebri, cimiteri, manifesti mortuari), certi numeri o certi colori, di contare o non contare un numero preciso di volte degli oggetti, di ripetere o non ripetere particolari azioni il “giusto” numero di volte, sia determinante per l’esito degli eventi. E’ il caso della persona che ritiene che certi numeri siano sfortunati e che, dopo averli visti, rimane in ansia finché non ne neutralizza l’effetto “porta sfortuna” vedendo altri numeri “fortunati”. Oppure della persona che teme di pensare a certi eventi negativi (morte, incidenti, ecc.) mentre effettua alcune operazioni (es. parlare, scrivere, leggere, mangiare, camminare, ecc.), poiché il pensiero negativo potrebbe in qualche modo “imprimersi” e trasformarsi in realtà. Tale effetto può essere scongiurato soltanto ripetendo l’atto (es. cancellando e riscrivendo la stessa parola, pensando a cose positive) o facendo qualche altro rituale “anti-iella”.

Ordine e simmetria – Chi ne soffre non tollera assolutamente che gli oggetti siano posti in modo anche minimamente disordinato o asimmetrico, perché ciò gli procura una sgradevole sensazione di mancanza di armonia e di logicità. Libri, fogli, penne, asciugamani, videocassette, cd, abiti nell’armadio, piatti, pentole, tazzine, devono risultare perfettamente allineati, simmetrici e ordinati secondo una sequenza logica (es. dimensione, colore, ecc.). Quando ciò non avviene queste persone passano ore del loro tempo a riordinare ed allineare questi oggetti, fino a sentirsi completamente tranquilli e soddisfatti. Le ossessioni di ordine e simmetria possono riguardare anche il proprio corpo. Muscoli, pettinatura dei capelli, colletto e polsini della camicia, orologio sul polso, portafoglio in tasca, devono risultare ancora una volta “perfetti” e simmetrici, pena ripetuti rituali di messa in ordine o di controllo allo specchio.

Accumulo/accaparramento – E’ un tipo di ossessione piuttosto rara che caratterizza coloro che tendono a conservare ed accumulare oggetti insignificanti e inservibili (riviste e giornali vecchi, pacchetti di sigarette vuoti, bottiglie vuote, asciugamani di carta usati, confezioni di alimenti), per la paura di gettare via qualcosa che “un giorno o l’altro potrebbe servire..”. Questo tipo di comportamento, normale entro un certo limite finché si tratta di oggetti che hanno un valore sentimentale, assume caratteristiche patologiche nel momento in cui lo spazio occupato dalle “collezioni” diventa tale da sacrificare la vita della persona e dei suoi familiari. Questi particolari collezionisti di cose inutili sono generalmente orgogliosi delle proprie raccolte e non si rendono conto, se non parzialmente, dell’eccesso in cui incorrono, a differenza dei pazienti con disturbi da contaminazione o da controllo, che sono solitamente critici riguardo ai loro rituali. Sono le famiglie a non tollerare più l’invadenza di certi oggetti e a richiedere il trattamento terapeutico. Questi pazienti, inoltre, non hanno pensieri ossessivi particolari, ma sono terribilmente sconvolti nel momento in cui si chiede loro di gettar via qualcosa.

Compulsioni mentali – Non costituiscono una reale categoria a parte di disturbi ossessivi, perché la natura delle ossessioni può essere una qualunque delle precedenti. Coloro che ne soffrono, pur non presentando alcuna compulsione materiale, come nel caso delle ossessioni pure, effettuano precisi cerimoniali mentali (contare, pregare, ripetersi frasi, formule, pensieri positivi o numeri fortunati) per scongiurare la possibilità che si avveri il contenuto del pensiero ossessivo e ridurre di conseguenza l’ansia. E’ il caso della persona che, pensando automaticamente ad un’offesa al defunto, nel momento in cui vede una tomba, o ad una bestemmia nel momento in cui vede un riferimento a delle sacralità, tenta di scongiurare la “inevitabile” punizione divina ripetendo mentalmente, o talvolta bisbigliando, ben precise preghiere o formule magiche.

Alcuni pazienti DOC tendono a fare costanti richieste di rassicurazione ai familiari ed agli amici, riguardo alle proprie preoccupazioni. Ad esempio, se temono la contaminazione, chiedono spesso se certi oggetti o certi cibi sono stati lavati, se nessuno ha toccato le loro cose, se gli altri si sono lavati dopo essere stati in bagno o dopo aver toccato animali o cose “sporche”. Se invece temono future disgrazie a causa di loro omissioni o dimenticanze (disturbi da controllo), chiedono agli altri se hanno chiuso il gas, la porta di casa o la macchina, se hanno spento la luce o il fornello elettrico, se non hanno per caso urtato qualcuno con la macchina o se non hanno tracce di sangue addosso. In ogni caso le richieste di rassicurazione assumono in tutto e per tutto la funzione di un comportamento tranquillizzante, al pari delle compulsioni.

La persona che soffre di disturbo ossessivo-compulsivo, inoltre, tende a mettere in atto una sterminata serie di evitamenti di tutte quelle situazioni che innescano i pensieri ossessivi, nel tentativo di controllarli e di non essere costretto a fare i rituali.

Così chi teme la contaminazione con lo sporco evita di toccare qualunque oggetto che possa essere, anche lontanamente, non sterilizzato, apre le porte o accende le luci, in particolare nei luoghi pubblici, con i gomiti o con i piedi.

Chi teme di contaminarsi con il sangue o le siringhe evita di mettere le mani in posti in cui non possa controllare accuratamente che non vi siano aghi, non cammina sull’erba o sulla sabbia e tantomeno con le scarpe aperte e non tocca niente di rosso o che possa vagamente assomigliare a tracce di sangue.

L’ossessivo “puro” che, ad esempio, teme di essere omosessuale, evita accuratamente di trovarsi in situazioni in cui può trovarsi esposto a corpi nudi di persone dello stesso sesso, spesso smette di guardare la televisione, di leggere le riviste, di guardare le persone per strada.

Chi ha pensieri ossessivi a contenuto aggressivo evita metodicamente di avere a portata di mano oggetti contundenti o appuntiti, talvolta si fa controllare a vista da qualcun altro per essere certo di non fare niente di male e si tiene a debita distanza dalle persone che teme maggiormente di aggredire.

Chi pensa che certi numeri, parole, colori o altro portino sfortuna a sé stesso o ai suoi cari, evita di esporsi a tutte quelle situazioni in cui più facilmente può entrare in contatto con tali stimoli. Ad esempio, per quanto riguarda certi numeri, il paziente può non guardare più la televisione, l’orologio o i calendari.

I disturbi dello spettro della schizofrenia e altri disturbi psicotici sono definiti da anomalie psicopatologiche in uno o più dei cinque seguenti ambiti: Deliri, Allucinazioni, Pensiero Disorganizzato (eloquio) comportamento motorio grossolanamente disorganizzato o anormale (compresa la catatonia) e sintomi negativi.

  • DISTURBO SCHIZOTIPICO (DI PERSONALITA’)
  • DISTURBO DELIRANTE
  • DISTURBO PSICOTICO BREVE
  • DISTURBO SCHIZOFRENIFORME
  • SCHIZOFRENIA
  • DISTURBO SCHIZOAFFETTIVO
  • DISTURBO PSICOTICO INDOTTO DA SOSTANZE/FARMACI
  • DISTURBO PSICOTICO DOVUTO A UN’ALTRA CONDIZIONE MEDICA
  • CATATONIA

CARATTERISTICHE CHIAVE CHE DEFINISCONO I DISTURBI PSICOTICI

Deliri

I deliri sono convinzioni fortemente sostenute che non sono passibili di modifica alla luce di evidenze contrastanti. Il loro contenuto può comprendere una varietà di temi.

I deliri di persecuzione (cioè la convinzione di poter essere oggetto di aggressioni, danneggiamenti, molestie da parte di un individuo, di un gruppo, di una organizzazione) sono i più comuni. Anche i deliri di riferimento (cioè la convinzione che certi gesti, commenti, stimoli ambientali e così via sono diretti a se stessi) sono comuni. Si osservano anche i deliri di grandezza (cioè quando un individuo crede di avere eccezionali capacità, ricchezza o fama) e i deliri erotomanici (cioè quando un individuo crede erroneamente che un’altra persona sia innamorata/o di lui/lei) I deliri nichilistici comportano la convinzione che si verificherà un evento catastrofico e i deliri somatici concentrano l’attenzione su preoccupazioni che riguardano la salute e il funzionamento degli organi.
I deliri sono cosiddetti bizzarri se sono chiaramente non plausibili e non sono comprensibili a pari appartenenti alla stessa cultura e non derivano da esperienze di vita ordinarie.

I deliri che esprimono una perdita di controllo sulla mente e sul corpo (es.furto del pensiero) sono generalmente considerati bizzarri. La distinzione tra delirio e un’idea fortemente sostenuta a volte è difficile e dipende dal grado di convinzione con cui l’idea viene sostenuta nonostante una chiara o ragionevole evidenza contraddittoria della sua veridicità.

Allucinazioni

Le allucinazioni sono esperienze simil-percettive che si verificano senza uno stimolo esterno. Sono vivide e chiare, con il pieno impatto e tutta la forza delle percezioni normali e non sono sotto il controllo volontario. Esse possono presentarsi in qualsiasi modalità sensoriale ma le allucinazioni uditive sono le più comuni nella schizofrenia e nei disturbi correlati. Le allucinazioni uditive si presentano solitamente come voci, familiari o non familiari, che vengono percepite come distinte dai propri pensieri.

Le allucinazioni devono verificarsi nel contesto di un sensorio integro; quando si verificano durante l’addormentamento (ipnagogiche) o durante il risveglio (ipnogogiche) sono considerate all’interno della gamma delle esperienze normali. Le allucinazioni possono essere una parte normale dell’esperienza religiosa in determinati contesti culturali.

Pensiero disorganizzato

Il pensiero disorganizzato (disturbo formale del pensiero) è tipicamente dedotto dall’eloquio dell’individuo. L’individuo può passare da un argomento all’altro (deragliamento o allentamento dei nessi associativi). Le risposte alle domande possono essere correlate in modo marginale o completamente non correlate (tangenzialità)

Poiché una disorganizzazione lieve dell’eloquio è comune e non specifica, i sintomi devono essere sufficientemente gravi da compromettere in modo consistente la comunicazione efficace.

Comportamento motorio grossolanamente disorganizzato o anormale (compresa la catatonia)

Il comportamento motorio grossolanamente disorganizzato o anormale può manifestarsi in una varietà di modi spaziando da una stolidità di tipo infantile all’agitazione imprevedibile. Si possono osservare anomalie in qualunque forma di comportamento finalizzato con conseguenti difficoltà nell’esecuzione delle attività quotidiane. Il comportamento catatonico è una marcata riduzione della reattività all’ambiente. I sintomi catatonici possono associarsi ad altri disturbi mentali e in condizioni mediche.

Sintomi negativi

I sintomi negativi spiegano una parte sostanziale della morbilità associata alla schizofrenia ma sono meno preminenti per altri disturbi psicotici. Particolarmente significativi sono la diminuzione dell’espressone delle emozioni e l’abulia (diminuzione delle attività finalizzate volontarie spontanee). Altri sintomi negativi comprendono alogia, anodonia e asocialità.
L’alogia si manifesta con una diminuzione della produzione verbale. L’anodia è una diminuzione della capacità di provare piacere da stimoli positivi o una degradazione del ricordo del piacere precedentemente provato. L’asocialità si riferisce all’apparente mancanza di interesse alle interazioni sociali.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) descrive la dipendenza patologica come quella condizione psichica, e talvolta anche fisica, causata dall’interazione tra una persona e una sostanza tossica.

Tale interazione determina un bisogno compulsivo di assumere la sostanza in modo continuativo o periodico, allo scopo di provare i suoi effetti psichici e talvolta di evitare il malessere della sua privazione.

  1. DISTURBI CORRELATI A SOSTANZE

Il disturbo da uso di sostanze viene definito “Una modalità patologica d’uso della sostanza che conduce a disagio o compromissione clinicamente significativi”, come manifestato da almeno due delle condizioni seguenti, che si verificano entro un periodo di 12 mesi:

  1. La sostanza è spesso assunta in quantità maggiori o per periodi più prolungati rispetto a quanto previsto dal soggetto;
  2. Desiderio persistente o tentativi infruttuosi di ridurre o controllare l’uso della sostanza;
  3. Una grande quantità di tempo viene spesa in attività necessarie a procurarsi la sostanza (per es., recandosi in visita da più medici o guidando per lunghe distanze), ad assumerla (per es., fumando “in catena”), o a riprendersi dai suoi effetti;
  4. Craving o forte desiderio o spinta all’uso della sostanza;
  5. Uso ricorrente della sostanza che causa un fallimento nell’adempimento dei principali obblighi di ruolo sul lavoro, a scuola, a casa;Uso continuativo della sostanza nonostante la presenza di persistenti o ricorrenti problemi sociali o interpersonali causati o esacerbati dagli effetti della sostanza;Importanti attività sociali, lavorative o ricreative vengono abbandonate o ridotte a causa dell’uso della sostanza;Uso ricorrente della sostanza in situazioni nelle quali è fisicamente pericolosa;
  6. Uso continuato della sostanza nonostante la consapevolezza di un problema persistente o ricorrente, fisico o psicologico, che è stato probabilmente causato o esacerbato dalla sostanza;
  7. Tolleranza, come definita da ciascuno dei seguenti: a) il bisogno di dosi notevolmente più elevate della sostanza per raggiungere l’intossicazione o l’effetto desiderato; b) un effetto notevolmente diminuito con l’uso continuativo della stessa quantità della sostanza;
  8. Astinenza, come manifestata da ciascuno dei seguenti: a) la caratteristica sindrome di astinenza per la sostanza (riferirsi ai Criteri A e B dei set di criteri per Astinenza dalle sostanze specifiche); b) la stessa sostanza (o una strettamente correlata) è assunta per attenuare o evitare i sintomi di astinenza.

Tra i disturbi trattati:

  • Disturbi correlati all’alcol
  • Disturbi correlati alla cannabis
  • Disturbi da altri allucinogeni
  • Disturbi correlati agli oppiacei
  • Disturbi correlati a sedativi, ipnotici o ansiolitici
  1. DISTURBI DA ADDICTION

Le nuove dipendenze, o dipendenze senza sostanza, si riferiscono a una vasta gamma di comportamenti anomali: tra esse possiamo annoverare il gioco d’azzardo patologico, la dipendenza da TV, da internet, lo shopping compulsivo, le dipendenze dal sesso e dalle relazioni affettive, le dipendenze dal lavoro e alcune devianze del comportamento come l’eccesso di allenamento sportivo (sindrome da sovrallenamento).

La dipendenza da internet comprende aspetti differenti a seconda del tipo di attività svolta in rete: sesso virtuale, relazioni virtuali, gioco online (d’azzardo e non), ed è diffusa non solo tra le nuove generazioni, ma in grande misura anche tra adulti ed anziani. Il rischio è quello di affrontare tutte le relazioni interpersonali in modo surreale e che il suo sovra-utilizzo per la gestione delle relazioni e delle proprie emozioni, si tramuti in una vera e propria dipendenza.

Si può parlare di dipendenza quando la maggior parte del tempo e delle energie vengono spesi nell’utilizzo della rete, creando in tal modo menomazioni forti e disfunzionali nelle principali e fondamentali aree esistenziali, come quella personale, relazionale, scolastica, familiare, affettiva. Le dinamiche di dipendenza dalla rete telematica si possono sviluppare al punto da presentare fenomeni analoghi alle dipendenze da sostanze, con comparsa di tolleranza, craving e assuefazione.

Attualmente sono stati riconosciuti cinque tipi di dipendenza (Presidenza del Consiglio dei Ministri. Dipartimento Politiche Antidroga, 2014):

  1. Dipendenza dalle relazioni virtuali (Cyber-Relational Addiction), caratterizzata da un’eccessiva tendenza ad instaurare rapporti d’amicizia o amorosi con persone conosciute in rete principalmente via chat, forum o social networks. In tale condizione, le relazioni online diventano rapidamente più importanti dei rapporti nella realtà con la famiglia e con gli amici reali.
  2. Sovraccarico cognitivo (Information Overload), caratterizzato da una ricerca ossessiva di informazioni sul web: gli individui trascorrono sempre maggiori quantità di tempo nella ricerca e nell’organizzazione dei dati in rete.
  3. Dipendenza dal sesso virtuale (Cybersexual Addiction), nella quale si individua un uso compulsivo di siti dedicati alla pornografia e al sesso virtuale. Gli individui sono di solito dediti allo scaricamento e all’utilizzo di materiale pornografico online, sono coinvolti in chat per soli adulti e possono manifestare masturbazione compulsiva.
  4. Gioco Offline (Computer Addiction), caratterizzato dalla tendenza al coinvolgimento eccessivo in giochi virtuali che non prevedono l’interazione tra più giocatori e non sono giocati in rete.
  5. Gioco Online (Net Compulsion), nel quale si evidenziano coinvolgimento eccessivo e comportamenti compulsivi collegati a varie attività online quali il gioco d’azzardo, lo shopping compulsivo, i giochi di ruolo.

La diagnosi del gioco d’azzardo patologico si avvicina particolarmente all’IAD perché comporta il fallimento della capacità di controllo senza implicare un’intossicazione da sostanza.
Le cognizioni disadattive sono di due tipi: pensieri distorti sul mondo, messi in atto automaticamente ogni volta che uno stimolo associato ad Internet o al gioco (anche non su internet) è disponibile e pensieri distorti su di sé, guidati da uno stile cognitivo fondato sulla ruminazione. La ruminazione centrata su di sé porta il soggetto a ricordare gli episodi più rinforzanti, mantenendo così il circolo vizioso del disturbo. Altre distorsioni cognitive inerenti il sé dell’individuo includono la messa in dubbio delle proprie capacità, un basso livello di auto efficacia e una bassa autostima.

 

 

  • DISTURBO SCHIZOTIPICO (DI PERSONALITA’)
  • DISTURBO DELIRANTE
  • DISTURBO PSICOTICO BREVE
  • DISTURBO SCHIZOFRENIFORME
  • SCHIZOFRENIA
  • DISTURBO SCHIZOAFFETTIVO
  • DISTURBO PSICOTICO INDOTTO DA SOSTANZE/FARMACI
  • DISTURBO PSICOTICO DOVUTO A UN’ALTRA CONDIZIONE MEDICA
  • CATATONIA

CARATTERISTICHE CHIAVE CHE DEFINISCONO I DISTURBI PSICOTICI

Deliri

I deliri sono convinzioni fortemente sostenute che non sono passibili di modifica alla luce di evidenze contrastanti. Il loro contenuto può comprendere una varietà di temi.

I deliri di persecuzione (cioè la convinzione di poter essere oggetto di aggressioni, danneggiamenti, molestie da parte di un individuo, di un gruppo, di una organizzazione) sono i più comuni. Anche i deliri di riferimento (cioè la convinzione che certi gesti, commenti, stimoli ambientali e così via sono diretti a se stessi) sono comuni. Si osservano anche i deliri di grandezza (cioè quando un individuo crede di avere eccezionali capacità, ricchezza o fama) e i deliri erotomanici (cioè quando un individuo crede erroneamente che un’altra persona sia innamorata/o di lui/lei) I deliri nichilistici comportano la convinzione che si verificherà un evento catastrofico e i deliri somatici concentrano l’attenzione su preoccupazioni che riguardano la salute e il funzionamento degli organi.
I deliri sono cosiddetti bizzarri se sono chiaramente non plausibili e non sono comprensibili a pari appartenenti alla stessa cultura e non derivano da esperienze di vita ordinarie.

I deliri che esprimono una perdita di controllo sulla mente e sul corpo (es.furto del pensiero) sono generalmente considerati bizzarri. La distinzione tra delirio e un’idea fortemente sostenuta a volte è difficile e dipende dal grado di convinzione con cui l’idea viene sostenuta nonostante una chiara o ragionevole evidenza contraddittoria della sua veridicità.

Allucinazioni

Le allucinazioni sono esperienze simil-percettive che si verificano senza uno stimolo esterno. Sono vivide e chiare, con il pieno impatto e tutta la forza delle percezioni normali e non sono sotto il controllo volontario. Esse possono presentarsi in qualsiasi modalità sensoriale ma le allucinazioni uditive sono le più comuni nella schizofrenia e nei disturbi correlati. Le allucinazioni uditive si presentano solitamente come voci, familiari o non familiari, che vengono percepite come distinte dai propri pensieri.

Le allucinazioni devono verificarsi nel contesto di un sensorio integro; quando si verificano durante l’addormentamento (ipnagogiche) o durante il risveglio (ipnogogiche) sono considerate all’interno della gamma delle esperienze normali. Le allucinazioni possono essere una parte normale dell’esperienza religiosa in determinati contesti culturali.

Pensiero disorganizzato

Il pensiero disorganizzato (disturbo formale del pensiero) è tipicamente dedotto dall’eloquio dell’individuo. L’individuo può passare da un argomento all’altro (deragliamento o allentamento dei nessi associativi). Le risposte alle domande possono essere correlate in modo marginale o completamente non correlate (tangenzialità)

Poiché una disorganizzazione lieve dell’eloquio è comune e non specifica, i sintomi devono essere sufficientemente gravi da compromettere in modo consistente la comunicazione efficace.

Comportamento motorio grossolanamente disorganizzato o anormale (compresa la catatonia)

Il comportamento motorio grossolanamente disorganizzato o anormale può manifestarsi in una varietà di modi spaziando da una stolidità di tipo infantile all’agitazione imprevedibile. Si possono osservare anomalie in qualunque forma di comportamento finalizzato con conseguenti difficoltà nell’esecuzione delle attività quotidiane. Il comportamento catatonico è una marcata riduzione della reattività all’ambiente. I sintomi catatonici possono associarsi ad altri disturbi mentali e in condizioni mediche.

Sintomi negativi

I sintomi negativi spiegano una parte sostanziale della morbilità associata alla schizofrenia ma sono meno preminenti per altri disturbi psicotici. Particolarmente significativi sono la diminuzione dell’espressone delle emozioni e l’abulia (diminuzione delle attività finalizzate volontarie spontanee). Altri sintomi negativi comprendono alogia, anodonia e asocialità.
L’alogia si manifesta con una diminuzione della produzione verbale. L’anodia è una diminuzione della capacità di provare piacere da stimoli positivi o una degradazione del ricordo del piacere precedentemente provato. L’asocialità si riferisce all’apparente mancanza di interesse alle interazioni sociali.